Bollani al Teatro Politeama
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Scritto da Silvia Caini
Martedì 21 Maggio 2013 00:07

 

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Ancora una volta, Poggibonsi accoglie calorosamente il pianista Stefano Bollani, presente con l’immancabile Orchestra della Toscana e diretto dall’eccellente bacchetta di Marco Angius, noto soprattutto per il repertorio contemporaneo. Bollani si dimostra essere artista completo, capace di divertire e accendere con le sue improvvisazioni pianistiche, incantare per virtuosismo e raffinata eleganza con il Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra di Maurice Ravel e subito dopo scherzare col pubblico, proponendo come bis classici del jazz e non solo. La prima esecuzione di questo Concerto risale al 14 gennaio 1932 presso la Salle Pleyel di Parigi, con la pianista Marguerite Long e l’Orchestra Lamourex diretta dal compositore stesso. Intervistato dal corrispondente del Daily Telegraph, Ravel dichiarò: "Il Concerto per pianoforte e orchestra in sol maggiore è un concerto nel senso esatto del termine ed è scritto nello spirito di quelli di Mozart e di Saint-Saens. Penso, che la musica di un Concerto può essere gaia e brillante, e che non è necessario che essa pretenda alla profondità o che si prefigga effetti drammatici. Avevo l'intenzione, inizialmente, di intitolare Divertissement il mio lavoro, poi ho pensato che non ce n'era bisogno, considerando che il titolo Concerto è abbastanza esplicito per quanto riguarda il carattere della musica dalla quale è formato. Da un certo punto di vista, il mio Concerto presenta qualche rapporto con la mia Sonata per violino. Esso contiene qualche elemento preso dal jazz, ma con moderazione."

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Maggio 2013 10:55
 
Intervista a Bruno Canino
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Scritto da Silvia Caini
Lunedì 06 Maggio 2013 16:08

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 Intervista al pianista  Bruno Canino

Torrita di Siena e il suo delizioso quanto intimo Teatro degli Oscuri, lo scorso 5 maggio hanno fatto da cornice ad un concerto memorabile, nell’ambito del “Festival internazionale di musica classica”, ormai giunto alla sua seconda edizione. Sul palco il talentuoso violinista Alessio Benvenuti e Bruno Canino, un musicista che certo non ha bisogno di presentazioni. Con tali presupposti, il programma non poteva che essere di grande interesse e bellezza, come sono le ultime due sonate per violino e pianoforte di Beethoven. Una monografia importante e impegnativa, eseguita con rispetto, impeto espressivo, pulizia tecnica ed in perfetta simbiosi, se pur i due artisti fossero alla loro prima volta insieme. Un plauso va anche al pubblico, caloroso e attento, che sembrava non volesse più lasciarli uscire, tanto che dopo il secondo bis, sono saliti sul palco privi di musica e strumento, solo per i ringraziamenti. Beethoven chiude il ciclo di sonate a violino e pianoforte con due autentiche perle, la n 9 op 47 nota come “Kreutzer” e la n 10 op 96. All’inizio dell’Ottocento, Vienna era uno dei più importanti centri culturali europei e vi risiedevano anche numerosi musicisti, fra i quali Beethoven. Nel 1803 il compositore conobbe il violinista George Bridgetower, che volle come esecutore della sua nuova sonata per violino e pianoforte op 47 n 9. La prima esecuzione ebbe luogo all’Aufgarten, riscuotendo un grande successo e Beethoven, entusiasta del violinista, ribattezzò la composizione “Bridgetower Sonata”. Qualche tempo dopo, entrambi in stato di ebbrezza, ebbero una animata discussione e Bridgetower fece dichiarazioni offensive nei confronti di una donna che piaceva a Beethoven, che risentitosi, dedicò la sonata al violinista francese Rodolphe Kreutzer, il quale però non eseguì mai il brano, perché lo riteneva troppo difficile. La storia di questa sonata prosegue ispirando un racconto di Tolstoj “Sonata a Kreutzer”, si dice infatti che l’autore russo l’abbia ascoltata nel 1888, rimanendone fortemente colpito. Un anno dopo il romanzo venne pubblicato, rappresentando un caso a dir poco raro in cui è la musica ad ispirare la letteratura e non viceversa. Con l'op. 96 Beethoven chiude il ciclo delle Sonate per violino e pianoforte; questa fu iniziata nel 1810 e portata a termine solo due anni dopo, quando fu eseguita in casa del principe Lobkowitz, per mano dell'Arciduca Rodolfo e del violinista francese Rode, uno dei più celebrati concertisti dell'epoca. Trattasi di una sonata ampia e serena, vicina per carattere alla Sinfonia Pastorale e dal punto di vista formale, all’idea di unità che ritroviamo nel contemporaneo quartetto in fa minore op 95 n 11.

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Maggio 2013 23:47
 
Dego Rustioni ORT un trittico eccellente
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Scritto da Silvia Caini
Venerdì 26 Aprile 2013 06:22

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Intervista a Francesca Dego e Daniele Rustioni

Sul palco del Teatro Politeama di Poggibonsi torna l’Orchestra della Toscana diretta da Daniele Rustioni, con una solista d’eccezione, Francesca Dego. Un magico viaggio musicale condotto con abilità e intelligenza dalla bacchetta di Rustioni, brillante e entusiasmante trascinatore, che come un collante, salda perfettamente solista e orchestra ed una Francesca Dego brillante, luminosa, comunicativa, dotata di personalità e molto rispetto per il brano musicale. Il programma si è aperto con le Suite di Danze di Bartók, nell’originale versione orchestrale, commissionata all’autore nel 1923 per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione di Budapest, nata dalla fusione di Buda, Obuda e Pest. Il governo unghere commissionò ai più noti compositori nazionali dei lavori, che furono eseguiti il 19 novembre dello stesso anno. Bartok spiegò durante una conferenza, che queste suite sono composte da sei brevi pezzi in forma di danza, di cui uno fa da ritornello e quindi ha funzione di Leitmotiv. Tutto il materiale tematico della composizione è ad imitazione della musica contadina, questo infatti era lo scopo della Suite: realizzare musica popolare ideale. Si servì di melodie di diversa provenienza: ungherese, valacca, slovacca, persino araba, talvolta mescolandole. L’unità della composizione sta proprio nell'accostamento di linguaggi appartenenti ad etnie diverse, ma senza citazioni, perché i temi sono tutti di Bartók. Ciò non piacque ai nazionalisti ungheresi e non trovò d'accordo nemmeno la critica, tanto che Adorno liquidò la Suite di danze come «occasionale». Le esecuzioni pubbliche della composizione divennero rare, come del resto lo sono anche oggi. A seguire il meraviglioso Concerto in mi minore per violino e orchestra di Mendelssohn, un vero capolavoro, commissionato dal famoso violinista Ferdinand David ed eseguito per la prima volta nel 1845. Emblema del concerto romantico, rimane ad oggi una delle più belle pagine della letteratura violinistica. Il programma si è chiuso con la Sinfonia Scozzese dello stesso Mendelssohn, una partitura dalla lunga gestazione, che dal 1829, anno in cui ne iniziò la stesura, fu conclusa solo nel ’42.La finalità era quella di rievocare atmosfere e impressioni del viaggio giovanile in Scozia, in modo da donare unità concettuale e continuità narrativa.

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Aprile 2013 12:56
 
“Adotta il Teatro Verdi” Intervista a Finaz & Jack Meille
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Scritto da Silvia Caini
Venerdì 26 Aprile 2013 00:48

 

 

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Finaz & Jack Meille

Mercoledì 17 Aprile Jack Meille e Finaz hanno portato sul palco del Teatro Verdi di Poggibonsi il loro spettacolo “Acustic fun jam”, per l’iniziativa “Adotta il Teatro Verdi”, operazione che tenta di tenere in vita questo spazio culturale, che da 16 anni è gestito dall’Associazione Timbre. Nell’aprile del 2012 sono venuti a mancare i finanziamenti pubblici di Regione, Provincia e Comune, che nelle passate edizioni avevano dato un importante contributo per coprire le spese di affitto dei locali e i compensi agli artisti, portando la struttura a rischio chiusura.

Un concerto memorabile, che ha portato il pubblico “a spasso nel tempo”, dagli albori del rock’n’roll sino ai controversi anni ’80, in un’inedita formazione rigorosamente acustica. Bella sintonia e personalità nel reinterpretare e reinventare i brani, ma anche potenza, colore ed estensione vocale per Jacopo Meille e travolgenti virtuosismi chitarristici ed emozioni melodie per Finaz.

Campagna di sottoscrizione pubblica http://www.timbreteatroverdi.it/

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Aprile 2013 08:05
 
"Duel Opus 2" Intervista a Laurent Cirade e Paul Staicu
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Scritto da Silvia Caini
Mercoledì 24 Aprile 2013 21:25

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Laurent Cirade e Paul Staicu

Irresistibile appuntamento, quello dello scorso 16 Aprile al Teatro Politeama di Poggibonsi con Laurent Cirade e Paul Staicu, funambolici strumentisti, che hanno portato sul palco il loro spettacolo Duel Opus 2, con la regia di Agnès Boury. Un raffinato duello tra comicità e poesia, musica colta e canzonette da supermercato, dove i nostri due eclettici artisti si affrontano armati di pianoforte, violoncello, sedia, sdraio, barbecue, sega… Deliranti gags comiche fioriscono tra minuetti di Boccherini, arie della Carmen, brani della tradizione rumena, must dei Beatles e Morricone, suite di Bach e liriche di Debussy, in un turbinio di stravaganti situazioni, frutto di intelligenza e gusto.

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Aprile 2013 07:03
 
Fermento contemporaneo al Museo Pascali
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Scritto da Silvia Caini
Martedì 16 Aprile 2013 16:44

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Museo d’Arte Contemporanea Pino Pascali (Polignano a Mare – Bari)

Musica di Bruno Maderna “Serenata per un satellite”

Ex Novo Ensembe

Polignano a Mare è noto per aver dato i natali a Domenico Modugno e Pino Pascali, artista forse meno conosciuto, a cui è dedicato il Museo d’Arte Contemporanea locato nell’ex mattatoio del paese. Un edificio con una superficie di 3.000 mq che si affaccia sul mare, di fronte all’Isola dell’eremita. Antonio Fugis, curatore della Fondazione Pino Pascali, ci racconta come la Collezione del Museo nasca da un nucleo iniziale di opere grafiche, documenti, film, bozzetti e oggetti personali di Pino Pascali, ma anche opere acquistate agli artisti che nel corso degli anni hanno vinto il Prermio Pino Pascali. La Fondazione Pascali, unico museo d’arte contemporanea della Regione Puglia, nasce nel 1998 per volere dell’attuale direttrice Rosalba Branà. All’epoca accoglieva quello che è stato il lascito della famiglia Pascali, mentre oggi all’intera collezione si sono aggiunti pezzi acquisiti dal Museo e opere, come “Le pozzanghere”, provenienti dalla Pinacoteca provinciale di Bari. La Fondazione Pino Pascali è un’istituzione compartecipata dalla regione Puglia e dal Comune di Polignano a Mare, con i quali sono stati avviati una serie di progetti e bandi. Uno di questi porterà alla realizzazione di un caffè letterario all’interno della struttura e ad importanti migliorie dei locali preesistenti. Ancora in fase di star up, l’installazione di un canale satellitare interamente dedicato all’arte, frutto di un bando europeo, che vedrà come sede operativa la fondazione stessa. Tra le attività che la Fondazione Pascali propone, la valorizzazione del territorio attraverso il monitoraggio di giovani artisti pugliesi, ma anche il Premio Pino Pascali, ormai giunto alla 15° edizione e l’esposizione temporanea di “Uno sguardo sul mondo”, opere provenienti dalla collezione privata di Douglas Andrews, per un totale di circa 30 pezzi. Nel Museo si tengono anche attività collaterali, come i laboratori didattici, che sono rivolti agli studenti delle scuole elementari, un progetto che ha portato in queste sale un migliaio di giovani , i quali poi sono tornati accompagnando in visita i propri genitori. Scendendo nel piano interrato del Museo, troviamo le opere degli artisti pugliesi che hanno vinto le passate edizioni del Premio Pascali ed i locali dedicati alla rassegna “Il museo e il suo territorio”, che attualmente espone le opere di Maria Grazia Carriero. Qui un workshop a cadenza mensile, accoglie gli studenti delle scuole ad indirizzo artistico, i quali hanno l’opportunità di realizzare una scultura assieme all’artista, che resterà visibile per tutta la durata della mostra. Nelle due sale dedicate a Pascali troviamo alcune foto, tra le ultime scattate all’artista, che lo ritraggono alla Biennale di Venezia nel ’68. Le Penne di Esopo provengono dal Museo Pompidou di Parigi, mentre il Solitario dalla collezione Prada. Pino Pascali nasce nel 1935 in una Polignano dall’aspetto molto selvaggio, la madre è casalinga ed il padre funzionario di polizia, lavoro che suggestionerà la sua opera, frequentemente legata a tematiche belliche. Dopo il Diploma in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, inizia la sua collaborazione in Rai, realizzando storici Caroselli e scenografie per le riviste di varietà. L’apice della sua carriera è legato agli anni che vanno dal ‘63 al ’68, anno della sua morte, periodo in cui si dedica alla scultura. Pascali si è nutrito della civiltà e della cultura mediterranea, rivisitandola attraverso le sue opere, con senso ludico ed utilizzando materiali di riciclo, tanto che il critico d’arte Germano Celant ribattezzerà lui ed i suoi compagni romani, gli artisti dell’Arte Povera.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Aprile 2013 13:57
 
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