Intervista a Bruno Canino
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Scritto da Silvia Caini
Lunedì 06 Maggio 2013 16:08

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 Intervista al pianista  Bruno Canino

Torrita di Siena e il suo delizioso quanto intimo Teatro degli Oscuri, lo scorso 5 maggio hanno fatto da cornice ad un concerto memorabile, nell’ambito del “Festival internazionale di musica classica”, ormai giunto alla sua seconda edizione. Sul palco il talentuoso violinista Alessio Benvenuti e Bruno Canino, un musicista che certo non ha bisogno di presentazioni. Con tali presupposti, il programma non poteva che essere di grande interesse e bellezza, come sono le ultime due sonate per violino e pianoforte di Beethoven. Una monografia importante e impegnativa, eseguita con rispetto, impeto espressivo, pulizia tecnica ed in perfetta simbiosi, se pur i due artisti fossero alla loro prima volta insieme. Un plauso va anche al pubblico, caloroso e attento, che sembrava non volesse più lasciarli uscire, tanto che dopo il secondo bis, sono saliti sul palco privi di musica e strumento, solo per i ringraziamenti. Beethoven chiude il ciclo di sonate a violino e pianoforte con due autentiche perle, la n 9 op 47 nota come “Kreutzer” e la n 10 op 96. All’inizio dell’Ottocento, Vienna era uno dei più importanti centri culturali europei e vi risiedevano anche numerosi musicisti, fra i quali Beethoven. Nel 1803 il compositore conobbe il violinista George Bridgetower, che volle come esecutore della sua nuova sonata per violino e pianoforte op 47 n 9. La prima esecuzione ebbe luogo all’Aufgarten, riscuotendo un grande successo e Beethoven, entusiasta del violinista, ribattezzò la composizione “Bridgetower Sonata”. Qualche tempo dopo, entrambi in stato di ebbrezza, ebbero una animata discussione e Bridgetower fece dichiarazioni offensive nei confronti di una donna che piaceva a Beethoven, che risentitosi, dedicò la sonata al violinista francese Rodolphe Kreutzer, il quale però non eseguì mai il brano, perché lo riteneva troppo difficile. La storia di questa sonata prosegue ispirando un racconto di Tolstoj “Sonata a Kreutzer”, si dice infatti che l’autore russo l’abbia ascoltata nel 1888, rimanendone fortemente colpito. Un anno dopo il romanzo venne pubblicato, rappresentando un caso a dir poco raro in cui è la musica ad ispirare la letteratura e non viceversa. Con l'op. 96 Beethoven chiude il ciclo delle Sonate per violino e pianoforte; questa fu iniziata nel 1810 e portata a termine solo due anni dopo, quando fu eseguita in casa del principe Lobkowitz, per mano dell'Arciduca Rodolfo e del violinista francese Rode, uno dei più celebrati concertisti dell'epoca. Trattasi di una sonata ampia e serena, vicina per carattere alla Sinfonia Pastorale e dal punto di vista formale, all’idea di unità che ritroviamo nel contemporaneo quartetto in fa minore op 95 n 11.

Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Maggio 2013 08:36
 
Dego Rustioni ORT un trittico eccellente
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Scritto da Silvia Caini
Venerdì 26 Aprile 2013 06:22

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Intervista a Francesca Dego e Daniele Rustioni

Sul palco del Teatro Politeama di Poggibonsi torna l’Orchestra della Toscana diretta da Daniele Rustioni, con una solista d’eccezione, Francesca Dego. Un magico viaggio musicale condotto con abilità e intelligenza dalla bacchetta di Rustioni, brillante e entusiasmante trascinatore, che come un collante, salda perfettamente solista e orchestra ed una Francesca Dego brillante, luminosa, comunicativa, dotata di personalità e molto rispetto per il brano musicale. Il programma si è aperto con le Suite di Danze di Bartók, nell’originale versione orchestrale, commissionata all’autore nel 1923 per celebrare il cinquantesimo anniversario della fondazione di Budapest, nata dalla fusione di Buda, Obuda e Pest. Il governo unghere commissionò ai più noti compositori nazionali dei lavori, che furono eseguiti il 19 novembre dello stesso anno. Bartok spiegò durante una conferenza, che queste suite sono composte da sei brevi pezzi in forma di danza, di cui uno fa da ritornello e quindi ha funzione di Leitmotiv. Tutto il materiale tematico della composizione è ad imitazione della musica contadina, questo infatti era lo scopo della Suite: realizzare musica popolare ideale. Si servì di melodie di diversa provenienza: ungherese, valacca, slovacca, persino araba, talvolta mescolandole. L’unità della composizione sta proprio nell'accostamento di linguaggi appartenenti ad etnie diverse, ma senza citazioni, perché i temi sono tutti di Bartók. Ciò non piacque ai nazionalisti ungheresi e non trovò d'accordo nemmeno la critica, tanto che Adorno liquidò la Suite di danze come «occasionale». Le esecuzioni pubbliche della composizione divennero rare, come del resto lo sono anche oggi. A seguire il meraviglioso Concerto in mi minore per violino e orchestra di Mendelssohn, un vero capolavoro, commissionato dal famoso violinista Ferdinand David ed eseguito per la prima volta nel 1845. Emblema del concerto romantico, rimane ad oggi una delle più belle pagine della letteratura violinistica. Il programma si è chiuso con la Sinfonia Scozzese dello stesso Mendelssohn, una partitura dalla lunga gestazione, che dal 1829, anno in cui ne iniziò la stesura, fu conclusa solo nel ’42.La finalità era quella di rievocare atmosfere e impressioni del viaggio giovanile in Scozia, in modo da donare unità concettuale e continuità narrativa.

Ultimo aggiornamento Lunedì 29 Aprile 2013 12:56
 
“Adotta il Teatro Verdi” Intervista a Finaz & Jack Meille
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Scritto da Silvia Caini
Venerdì 26 Aprile 2013 00:48

 

 

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Finaz & Jack Meille

Mercoledì 17 Aprile Jack Meille e Finaz hanno portato sul palco del Teatro Verdi di Poggibonsi il loro spettacolo “Acustic fun jam”, per l’iniziativa “Adotta il Teatro Verdi”, operazione che tenta di tenere in vita questo spazio culturale, che da 16 anni è gestito dall’Associazione Timbre. Nell’aprile del 2012 sono venuti a mancare i finanziamenti pubblici di Regione, Provincia e Comune, che nelle passate edizioni avevano dato un importante contributo per coprire le spese di affitto dei locali e i compensi agli artisti, portando la struttura a rischio chiusura.

Un concerto memorabile, che ha portato il pubblico “a spasso nel tempo”, dagli albori del rock’n’roll sino ai controversi anni ’80, in un’inedita formazione rigorosamente acustica. Bella sintonia e personalità nel reinterpretare e reinventare i brani, ma anche potenza, colore ed estensione vocale per Jacopo Meille e travolgenti virtuosismi chitarristici ed emozioni melodie per Finaz.

Campagna di sottoscrizione pubblica http://www.timbreteatroverdi.it/

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Aprile 2013 08:05
 
"Duel Opus 2" Intervista a Laurent Cirade e Paul Staicu
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Scritto da Silvia Caini
Mercoledì 24 Aprile 2013 21:25

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Laurent Cirade e Paul Staicu

Irresistibile appuntamento, quello dello scorso 16 Aprile al Teatro Politeama di Poggibonsi con Laurent Cirade e Paul Staicu, funambolici strumentisti, che hanno portato sul palco il loro spettacolo Duel Opus 2, con la regia di Agnès Boury. Un raffinato duello tra comicità e poesia, musica colta e canzonette da supermercato, dove i nostri due eclettici artisti si affrontano armati di pianoforte, violoncello, sedia, sdraio, barbecue, sega… Deliranti gags comiche fioriscono tra minuetti di Boccherini, arie della Carmen, brani della tradizione rumena, must dei Beatles e Morricone, suite di Bach e liriche di Debussy, in un turbinio di stravaganti situazioni, frutto di intelligenza e gusto.

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Aprile 2013 07:03
 
Intervista a Federico Maria Sardelli
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Scritto da Silvia Caini
Lunedì 25 Marzo 2013 15:21

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Il direttore d’orchestra Federico Maria Sardelli e l’Accademia Barocca di Santa Cecilia all’Auditorium Parco della Musica di Roma, durente le prove che hanno preceduto il concerto “Omaggio a Corelli” a 300 anni dalla sua morte.

Il programma che ci propone, ruota intorno alla figura di Arcangelo Corelli, passando per i coevi Georg Friedrich Haendel, Antonio Vivaldi e Giuseppe Valentini. Siamo a Roma nei primi anni del settecento, Valentini come Corelli è considerato un virtuoso del violino, tanto da insidiarne il primato ed il giovane Haendel esuberante e talentuoso, è conteso da quegli stessi mecenati che sostengono Corelli. Sono gli anni rappresentativi del Concerto Grosso e del Concerto Solistico, il primo portato a perfezione proprio da Arcangelo Corelli, il secondo dal violinista veneziano Antonio Vivaldi. A seguito delle ricerche condotte dagli studiosi Marx e Piperno, sulle partiture a stampa dei Concerti Grossi op VI di Corelli, si evince che le parti di ripieno sono eseguibili anche coi raddoppi dei fiati (flauti, oboi e trombe) ed è questa la versione ricostruita e riproposta per l’occasione. Il Corelli che ne esce è vitale e brillante, ricco di sfumature e dettagli, lontano da quell’idea di pacato e monotono rigore che negli anni ci siamo fatti di questo compositore.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Marzo 2013 14:40
 
Dong Kyu Kim, una fresca rivelazione
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Scritto da Silvia Caini
Martedì 19 Marzo 2013 20:21

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La stagione concertistica del Teatro Politeama di Poggibonsi porta sul palco un brillante e giovane Dong Kyu Kim, pianista di origine coreana, vincitore di numerosi concorsi internazionali. Col suo approccio fresco e naturalmente virtuosistico, incanta il pubblico, che ascolta in religioso silenzio e ringrazia con calore. Il programma è vario, dal cristallino classicismo delle sonate mozartiane, alla musica pagana di Stravinsky, passando per Schumann e Liszt, due caposaldi del Romanticismo. Ben tre secoli di storia della musica, narrati con semplicità, rispetto e amore per la creazione artistica e il suo compositore. In “Kreisleriana” Schumann mette tutto se stesso, tanto che in una lettera ad un amico scriverà: «Di tutte le composizioni degli anni attorno al 1838, Kreisleriana mi è la più cara. Il titolo non può esser compreso che dai tedeschi. Kreisler è un personaggio creato da E.T.A. Hoffmann, è un maestro di cappella strano, esaltato, spirituale. Molte cose in lui vi piaceranno...». Schumann fu affascinato da questo personaggio tormentato e fantastico, geniale e demoniaco, con il quale trovò una sintonia assoluta, al punto che la Kreisleriana può esser intesa come il suo autoritratto musicale. Ancora scrive, in alcune lettere a Clara Wieck: «Da quando hai ricevuto la mia ultima lettera ho terminato una serie di pezzi nuovi: io li chiamo Kreisleriana. Tu e il pensiero di te li dominate completamente, e io voglio dedicarteli, a te e a nessun altro... La mia musica mi sembra ora realizzata così meravigliosamente, così semplice e proveniente dal cuore... Ho trascorso tre meravigliose giornate di primavera aspettando un tuo messaggio. Poi ho scritto Kreisleriana in quattro giorni: dei mondi totalmente nuovi s'aprono davanti a me». Il recital si chiude con un travolgente Stravinsky “Tre movimenti da Petrouchka”, composti dieci anni più tardi l’omonimo balletto, per l’amico Arthur Rubinstein. Stravinsky è molto esplicito nel dichiarare che dal balletto attinge e rielabora solo il materiale musicale ed i tre movimenti non sono trascrizioni in cui cerca di riprodurre il suono dell’orchestra, ma brani nati per essere puramente pianistici.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Marzo 2013 20:05
 
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